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LA REALTÀ GIURISPRUDENZIALE 

BEIRUT (LIBANO) – “Il sistema giudiziario del Libano deriva da quello francese, ed è un sistema efficiente”. Non ha dubbi sulla validità della giustizia in Libano,  Khalil Yassine, mussulmano sciita che esercita la professione di avvocato civilista, a Beirut. “Certamente – aggiunge – c’è sempre da cambiare e speriamo che questo sistema migliorerà, così da avere maggiori garanzie”.
Il sistema giudiziario risente delle influenze del lungo dominio ottomano e della successiva presenza francese. Ai Tribunali di prima istanza (a composizione monocratica), le Corti d'appello ed le Corti di cassazione (quattro in totale, di cui tre destinate alle controversie civili e una a quelle penali), si affiancano i tribunali religiosi, con giurisdizione circa questioni di diritto privato come matrimoni, decessi ed eredità.
Avvocato Yassine chi sono i suoi clienti?
“I miei clienti sono sia libanesi, che arabi. Si rivolgono a me per problemi di commercio, o di confine tra appezzamenti di terreno”.
Cosa pensa della pena di morte ancora in vigore in Libano?
“C’è un progetto di legge con il quale si chiede che venga eliminata. Non è stata annullata prima perché durante la guerra molte situazioni potevano peggiorare, per questo è stata mantenuta in vigore fino ad oggi”.
Durante la guerra riusciva ad esercitava la sua professione?
“Durante il periodo della guerra aspettavamo di poter lavorare perché niente funzionava normalmente. Aspettavamo il momento di calma per andare in tribunale”.
Ha mai pensato di andare via dal Libano?
“Non ho mai pensato di andare via, ho sempre sperato che ritornasse la calma. I libanesi erano solo strumenti in questa guerra, non era fatta con l’accordo di questo popolo. Era una guerra imposta”.
Com’è la situazione attuale?
“La maggior parte del popolo libanese ora è più rilassato rispetto a prima, speriamo che in futuro andrà meglio, a condizione però che la popolazione si metta d’accordo tra di loro per un nuovo governo, senza rivolgersi all’estero. Hanno la possibilità di arrivare a questo risultato e posso avere come testimoni gli altri paesi. Il Libano è stato sempre conosciuto per la sua storia e la cultura”.
Cosa pensa del disarmo degli Hezbollah?
“Penso che il disarmo deve essere fatto con l’accordo del ‘partito di Dio’ e con l’accordo di tutte le altre fazioni libanesi”.
Cosa pensa della presenza dei Palestinesi?
“La presenza dei Palestinesi è legata alla situazione regionale e al governo che non può prendere una decisione da solo. L’accordo internazionale e regionale può portare ad una soluzione per la causa palestinese. La maggior parte dei libanesi non accettano la presenza dei palestinesi armati fuori dai campi. Il governo deve sistemare questa situazione intorno ai campi”.
Ha mai pensato di candidarsi alle elezioni?
“Non ho mai pensato di candidarmi. Le elezioni erano sempre decise in anticipo da fuori e la gente non poteva dire niente, non poteva esprimersi sui candidati. Tutto era imposto da fuori, la Siria ha sempre deciso le elezioni in Libano. Le elezioni che si sono svolte dopo l’uscita della Siria dal Libano hanno dimostrato che il numero dei parlamentari era stabilito dal popolo e non vi era più il controllo siriano”.
Cosa può dirmi in merito all’assassinio di Hariri?
“Sembra che il procuratore Detlev Mehlis abbia tutti i risultati in mano”.
Come vede la formazione universitaria dei giovani libanesi?
“Quando ho studiato io, la formazione universitaria era migliore. Oggi ci sono tanti iscritti in legge, ma per quelli che si laureano non c’è lavoro. Ai giovani dico di andare avanti con lo studio, perché la cultura e la conoscenza salvano il Paese. Spero che tutti i libanesi rimangano insieme per un solo Paese”.

Clara Salpietro