IL MURO


PRESENTAZIONE

Indice

IL MURO COME MEMORIA
Un’installazione modulare per comunicare
di Gianleonardo Latini

Nel paesaggio un momento di frattura e di divisione è rappresentato dalle alture e dagli avvallamenti, in una naturale armonia. In un territorio urbano o urbanizzante è il Muro a separare la continuità del tessuto, un intervento artificioso voluto dall’uomo per evidenziare o nascondere la realtà della diversità.

Un volume che viene realizzato per definire un territorio e porre l’eterna domanda: “Per quale motivo e Cosa c’è d’altra parte?”, ma che, subendo gli interventi del tempo e dell’uomo, si trasforma, diventando un supporto per la natura: edere e glicini si inerpicano sul Muro, mentre capperi e bocche di leone si insidiano nelle fessure, uccelli e lucertole in lui trovano rifugio, o, come un libro a cielo aperto, nella realtà della pubblicità e del graffitiamo, è uno spazio per esprimere le gioie e i dolori della vita.

Il Muro come difesa, la Grande Muraglia Cinese, o di separazione, dopo il Muro di Berlino è quello israeliano a far discutere, senza dimenticare che anche Cipro al il suo bel muro, ma è anche memoria come l’austero Vietnam Veteran's Memorial - The Wall -, un riuscito esempio d’integrazione tra le varie discipline quali scultura e architettura del paesaggio, che l’artista Maya Lin ha realizzazione a Washington, come omaggio ai caduti in Vietnam, sul granito scuro tutti i nomi dei soldati, come ricordo di un frammento di storia.

Una ferita come memoria, un unico volume per occupare uno spazio nello spazio ed ospitare immagini sacre e affettuosi pensieri, una grazia o un saluto, un testimone della vita e della morte, quando non evoca una fucilazione, dove anche il muro diviene vittima.

Alcuni muri hanno la necessità di esistere, può apparire crudele, ma è per la tranquillità di molti che si ergono per dividere. Con il tempo si insinuano nella mente e nel cuore la curiosità del sapere e vedere cosa nasconde il muro. In un morboso crescendo si vuol conoscere cosa c’è dall’altra parte e quello che si troverà sarà sicuramente più bello, almeno per alcuni, di quello che si ha.

Si riflette sulla necessità ed alcuni muri esistono perché possano essere abbattuti e rivelare nell’altro un altro noi, ma i muri, come la frutta, devono maturare per poi cadere, e non prima per potersi riconoscere.

Cronista delle vicende umane, il Muro rimane nella coscienza collettiva simbolo di difesa, di proprietà, di intimità, ma resta prevaricante il simbolo di divisione, forse perché storicamente e culturalmente è a noi più vicino.

Un diverso Muro è quello che vive la contemporaneità che nasce dal progetto di Giorgio Fiume, si trasforma, acquisisce consapevolmente l’identità di strumento creativo della memoria.

Il progetto prende le mosse dalla necessità di focalizzare l’attenzione sul degrado urbano in uno dei quartieri romani – il Muro per salvare un muro risalente all’epoca romana e dimenticato nel caotico traffico quotidiano – per trasformarsi in presenza umana per comunicare e superare le divisioni, un luogo totemico, dove portare le proprie esperienze spirituali e materiali, per condividerle con gli altri.

Un lungo pellegrinare per acquisire contenuti, dalle poche decine di artisti coinvolti nel 1996 nell’intervento denominato "Concerto per un Muro" all’approdo, grazie all’interessamento del direttore del museo civico e di Placido Scandurra, è giunto, come donazione, alla meta di Recanati.

In questi sette anni una settantina di artisti hanno collaborato a presentare Il Muro in diverse realtà, sino ad essere esposto, durante la settimana della cultura colombiana, all’Istituto Italo Latino-Americano a Roma.

Il Muro, in quell’occasione, era composto dagli interventi degli artisti: Pilar Aguirre (Cile), Minou Amirsoleimani (Iran), Luigi Battisti, Randa Berouti (Libano), Fabrizio Bertuccioli, Cecilia Blasetti, Marcello Brizzi, Luigi M. Bruno, Carla Cantatore, Lucilla Caporilli Ferro, Memmo Caporilli, Andrea Carini, Sabrina Ceccobelli, Piero Cianflone, Eleonora Del Brocco, Elisabetta Diamanti, Angelica Diaz Vargas (Colombia), Luigi Di Sarro, Rinaldo Fedeli, Venera Finocchiaro, Giorgio Fiume, Elisabeth Frolet (Francia), Leonardo Galliano, Giovanna Gandini, Giuliano Giganti, Vincenzo Gigli, Pavel Greco, Valerio Immi, Volker Klein (Germania), Franco LaoTan (Venezuela), Gianleonardo Latini, Lina Mangiacapre, Ruben Dario Martinez (Colombia), Marina Muzzini, Niobe, Bernardita Norese (Cile), Raffaello Paiella, Mario Paoletti, Sonja Peter (Germania), Veronica Pieraccini, Massimo Pompeo, Paolo Porelli, Maria Luisa Ricciuti, Paola Saltarelli, Dosolina Sanguineti, Simona Sarti, Placido Scandurra, Sirio Serini, Micaela Serino, George Shatarbev (Bulgaria), Gudrun Sleiter (Germania), Wolfango Telis, Piero Fornai Tevini, Giovanna Ugolini, Liliana Ugolini, Ana Zambrano Villota (Colombia), Ilir Zefi (Albania), spaziando nelle diverse tecniche per formare l'ultima versione dell'installazione.

Artisti di molte nazionalità e provenienti da ambiti artistici diversi, hanno elaborato dei “mattoni” (cm. 70x30x40 o 35x30x40) in materiali leggeri ma resistenti e con elaborazioni artistiche in più lati, dando vita ad un’installazione modulare, alla quale si può modificare l’aspetto, cambiando la disposizione dei moduli. Dando al momento “ricostruttivo” l’iniziò dell’azione performativa degli artisti nel portare il loro modulo-mattone.

Mattoni con effetti aggettanti, bucati, pitturati e collocati uno affianco all’altro, uno sopra all’altro per costruire Il Muro confrontandosi sia nelle diverse componenti estetiche e che tecniche.

Ogni singolo mattone deve essere considerato pari alla propria testimonianza esistenziale di ogni singolo artista; quindi questo muro può rappresentare (mattone = fotogramma) una mappa o radiografia della nostra società; ognuno di noi vicino all’altro cercando di esprimersi, di ritrovare la propria individualità in un nuovo senso di coscienza collettiva.

Non più elemento urbano fine a se stesso, ma testimone vivente della storia, delle passioni umane, del Tempo; testimone silenzioso e passivo, ma anche custodia di elementi e prove tangibili di avvenimenti, diario di una scrittura fatta da segni, oltre che da vocali e consolanti.

Al fine il Muro si è liberato dalla visione stereotipata di negatività totale perché, costruita dall’uomo, per l’aspetto umano e positivo insito nelle due parti: il Bene e il Male, annullando l’effetto barriera.