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Tra Due Continenti
Claudia
Bellocchi
http://www.claudiabellocchi.it/
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Carlos Gardel "Por una
cabeza"

CARLOS GARDEL - VOLVER
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OLTRE IL MITO
DI GARDEL Il
cantore del tango era figlio non riconosciuto dal padre,
nacque l11 dicembre del 1890 a Toulouse in Francia,
in unepoca in cui lillegittimità era un
marchio che stigmatizzava inesorabilmente tutta la
famiglia. La madre, Berthe Gardes, fu costretta a
emigrare in Argentina con il figlio Charles Romuald
(questo il nome anagrafico che naturalizzò in Carlos
Gardel) quando aveva solo due anni.
Non fu registrato al consolato francese, ciò gli permise
di non essere chiamato alle armi nella Prima Guerra
mondiale. Per giungere in Spagna nel 1920 utilizzò una
documentazione falsa che accreditava la sua nascita in
Uruguay, paese che allepoca provvedeva ai cittadini
che volevano viaggiare allestero.
Cresciuto nella povertà e senza una figura paterna,
lasciò presto la casa materna per poi ritornarvi da
adulto. La mancanza di dati certi circa la sua infanzia e
ladolescenza, gli diede non solo libertà di
movimento (incluso eludere alcuni episodi burrascosi
giovanili che lo portarono in questura), ma creò un
alone di mistero intorno alla sua origine alimentando la
sua leggenda.
Fin da piccolo cominciò a frequentare lambiente
artistico. Seguiva il teatro di strada delle murgas, i
poeti popolari e payadores (trovatori). Cantava
canzonette italiane, brani dopera e temi creoli.
Gardel, o come veniva chiamato el Morocho o
el Zorzal cominciò a cantare nei cafè dei
barrios di Abasto, La Boca, San Telmo. Ingaggiato con
altri cantanti, registrò il suo primo disco a 22 anni
(con Francisco Martino, Razzano e Saúl Salinas), ma la
pedana di lancio fu il sontuoso cabaret Armenoville, la
notte del 31 dicembre del 1913 dove cantò temi creoli
assieme a Razzano. Il duo cominciò a viaggiare in
tournè per il Latinoamerica e per lEuropa in
teatri prestigiosi e alla presenza di personaggi di
spicco nel panorama politico-sociale come ad esempio il
Principe di Galles (futuro Edoardo VIII).
Nel 1917 intona il suo primo Tango Mi noche
Triste nel teatro Empire, ma solo nel 1924 Gardel
si impone come IL Cantante di Tango per
eccellenza: in questanno registrò 54 tangos!.
Nel 1925 comincia la sua carriera da solista e scioglie
il duo con Razzano, che aveva problemi alle corde vocali.
Dieci anni più tardi sarà il cantante più popolare
della sua epoca, superiore a Maurice Chavalier o Bing
Crosby, due figure indiscusse nei loro rispettivi paesi.
A renderlo internazionale fu non solo il suo talento, ma
anche il legame artistico con lautore Alfredo La
Pera. La sua intuizione gli fece prediligere
lincisione di temi di tango applauditissimi dal
pubblico, lo spasmodico perfezionismo marcò tutta la sua
carriera.
Esercitava costantemente la voce, ciò gli permise di
interpretare più di 30 generi musicali differenti. Era
ossessionato dalla cura della sua immagine: da un peso
iniziale di 120 kg dimagrì fino a 75 kg con una dieta
severa, era costante nella ginnastica, scrupolosissimo
nel guardaroba, maniacale nelligiene personale, non
si separava mai dal suo nécessaire dove non mancavano
creme speciali: un vero dandy, oggi verrebbe chiamato
metrosessuale!
Accettava spesso la compagnia di fotografi, che lo
immortalavano: in unepoca in cui praticamente non
esistevano uffici stampa e mass media, la fotografia era
lunico strumento di promozione. Il suo percorso fu
seguito da milioni di lettori, le sue immagini rimasero
nella memoria dei fan e ora la storia di Gardel continua
a vivere anche tramite esse.
Gli attribuirono mille avventure, ma il suo vero amore fu
sua madre, nubile e ragazza madre, per lui rifiutata
dalla famiglia e in fuga dalla Francia.
Come molte leggende non si spense: sparì in un incidente
aereo il 24 di giugno del 1935. Riuscirono a identificare
il corpo dalla dentatura. Prima di partire dalla
Colombia, dove era in tournèe, le sue ultime parole di
saluto alla radio furono: No sé si volveré porque
el hombre propone y Dios dispone, pero esta tal el
encanto de esta tierra que me recibió y me despide como
si fuera hijo pródigo, que no puedo decirles adiós sino
hasta siempre.
Claudia
Bellocchi
Buenos Aires, gennaio 2013
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