ex-@rt magazine 
oltre l'arte n. 1
gennaio - aprile 2001
Beni Culturali - Mostre
beni culturali bordline contemporanea


VELÁZQUEZ

Dal 30 marzo al 30 giugno 2001
Roma
Fondazione Memmo - Palazzo Ruspoli
via del Corso, 418

Orari:
Tutti giorni dalle 9,30 alle 20,00
Sempre aperta in orario continuato
Sabato dalle 9,30 alle 21,00

Biglietti:
intero L. 15.000
ridotto L. 11.000 - 9.0000
Audioguida in omaggio su tutti i biglietti

Informazioni e prenotazioni
Tel. 06/6874704

www.palazzoruspoli.it

Catalogo:
Electa, L. 60.000



IL RITORNO DI VELAZQUEZ

Velazquez ritorna a Roma quattrocento anni dopo. E con Velazquez riapproda in questa città che tutto accoglie, spesso confusa e cialtrona, la grande anzi la grandissima pittura. Il pittore sivigliano è e rimane, ad onta di mode e tendenze d'ogni genere, uno di quei pochissimi (sparuto drappello di giganti) che rappresenta il massimo della pittura d'ogni tempo: per tecnica, per espressività, bellezza cromatica e sapienza tonale le sue opere sono ai vertici, per poesia e qualità, a fianco a un Rembrandt, un Veermer, un van Dyck, preziosissime testimonianze da custodire per tutta l'eternità possibile. Vorremmo potervi condurre per mano nei corridoi incantati di palazzo Ruspoli dove nella penombra, come in un astuccio prezioso, brillano gli impasti caldi, intensi, persuasivi di Velazquez. Ecco, da subito, le splendide ocre gialle e le terre disporsi in panneggi sapientissimi dove corrono le dolci penombre e gli accorti passaggi chiaroscurali; nelle "Lacrime di san Pietro" l'elegia di una profonda riflessione nostalgica che trova il suo punto di fuga ideale nel lontano chiarore velato; nelle due versioni de "I contadini a tavola" salta agli occhi il confronto con il desco della "Cena in Emmaus" di Caravaggio, maestro elettivo di Velazquez, ancora netto e limpido il segno dello spagnolo ma già si differenzia dal Merisi per un velo, un'atmosfera meno crudamente teatrale e drammatica. Queste propensioni per una pittura di mezzeluci e semitoni si palesano ancor più nel delizioso ritratto di "Santa Rufina", fanciullina teneramente abbigliata nei panni di martire, pittura che fa pensare alle dolcezze tardottocentesche, e nello splendido bozzetto del "Paesaggio di villa Medici", brano di delicato scorcio poetico risolto con morbidi bianchi e il meditato verde dei cipressi, sospeso in un clima di lirica intensità. La linea, il contorno in Velazquez si sfalda, si sfuma sempre più, in un susseguirsi di tonalità a "macchia" che saranno la grande scoperta degli impressionisti. Esaminiamo il suo "Autoritratto" dove ogni linea si perde nel succedersi sfumato delle stesure, e ancor più nella bellissima "Cucitrice" che si disfa in una luce affettuosa e velata, brano intimista che da un lato fa pensare ai delicati personaggi femminili di Veermer, dall'altro all'eco lontanissimo ma affine della pittura umile e preziosa di Gioacchino Toma ("Luisa Sanfelice in carcere"). Non possiamo parlare di tutti i tesori profusi e concentrati nelle poche sale dalla diversa generosità museale (soprattutto spagnola): se manca il capolavoro di "Las Meninas" c'è il capolavoro di introspezione psicologica del "Ritratto del buffone Calabacillas", c'è il piccolo, splendido bozzetto della "Rissa", eco grottesco di altri celebrati "pìcari" e ubriaconi di Velazquez, c'è la sinfonia dei bianchi sfumarsi nel dinamismo del "Cavallo bianco", ci sono gli intensi ritratti di Filippo IV e dell'Infanta Margarita che nella penetrazione fisionomica preludono ai grotteschi dei reali di Goya. Unica pausa del grande Velazquez di pittura veloce e decorativa è nell'enorme "Ritratto allegorico di Filippo IV a cavallo", dove le concentrazioni tonali e i preziosismi cromatici del grande pittore si "diluiscono" in uno spazio da riempire in fretta.

Luigi M. Bruno