ex-@rt magazine 
oltre l'arte n. 1
gennaio - aprile 2001
Beni Culturali - Mostre
beni culturali bordline contemporanea



IL POTERE LE ARTI LA GUERRA.
Lo splendore dei Malatesta

Rimini
Castel Sismondo Piazza Malatesta
Dal 3 marzo al 15 giugno 2001
Orari: 9 - 19, chiuso i lunedì non festivi
Ingresso lire 15 mila.


Informazioni:

Tel. 0541/29192, fax 0541/28660,
Prenotazioni:
Tel. 0541/439326, fax 0541/28660
e-mail: fondcarim@iol.it



I MALATESTA: UOMINI D'ARME E D'ARTE

I restauri del Tempio Malatestiano e di Castel Sismondo, entrambi finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, fanno da sfondo alla mostra la scienza, in programma a Rimini dal 3 marzo al 15 giugno 2001, dedicata allo 'Splendore dei Malatesta" ovvero ciò che la potente signoria significò per la guerra, l'arte. Sarà anche l'occasione per riaprire il dibattito sulla vicenda storica di un dominio durato tre secoli, esteso, nell'età di Sigismondo Pandolfo Malatesta, su vasti territori della Romagna e delle Marche settentrionali. La mostra, curata da Andrea Emiliani e Antonio Paolucci, si offre come una compiuta illustrazione della vicenda quattrocentesca di Rimini, allora capitale dello stato malatestiano.
Intanto, Castel Sismondo si apre per la prima volta al pubblico. L'imponente dimora-fortezza, simbolo del potere di Sigismondo Pandolfo che qui visse e morì nel 1468, fu edificata nei primi anni del suo governo, trasformando, con un radicale intervento dal 1437 al 1446, il preesistente "castellare" in una dimora degna di un grande signore. In seguito, il castello venne declassato a quartier militare e più recentemente in carcere. Al recupero di Castel Sismondo si è affiancato quello di un altro monumento simbolo: il Tempio Malatestiano. Anch'esso è legato alla memoria di Sigismondo Pandolfo che, ricorrendo all'opera dell'architetto Leon Battista Alberti, trasformò l'antica chiesa francescana nel magnifico "Tempio" destinato a Pantheon della propria dinastia. Ad essere ricostruita è infatti la vicenda di una dinastia che seppe, quanto poche altre in Italia, affiancare all'esercizio anche violento del potere, la passione per la cultura e per il bello.
La cifra della mostra è proprio nella sintesi tutta rinascimentale di arte, guerra e politica. Armature, cimieri, barde da cavallo, armi da difesa e da torneo, strumenti di assedio ricostruiti secondo i progetti dell'epoca, illustrano il potere militare e la vocazione violenta della dinastia. Ma accanto al potere militare i" moderni" modelli di macchine ed argani, illustrati dagli antichi manoscritti e dai disegni originali, restituiscono l'aspetto scientifico e tecnico della cultura fiorita all'ombra della signoria malatestiana. E' una cultura superiore: la sezione più affascinante della mostra rievoca la vita e gli svaghi di corte, degni di una signoria 'illuminata". Suppellettili, arredi, maioliche provenienti dal Victoria and Albert Museum di Londra, accostati alle suggestive effigi su monete e medaglie dei membri della dinastia eseguite da Pisanello e Matteo de' Pasti, contribuiscono ad illustrare lo stato dell'arte nel Quattrocento in terra romagnola e marchigiana. Questa affascinante ricostruzione, ripercorsa sin dalle sue fondamenta tardogotiche, trova il fulcro espositivo nel grandioso polittico di Michele Giambono e del Maestro di Roncaiette proveniente dal Museo di Fano. A seguire, la fase del pieno "Rinascimento Malatestiano" eccezionalmente rappresentato dal San Gerolamo di Piero della Francesca datato e firmato 1450, proveniente dai Musei di Berlino, e dal rilievo raffigurante La Madonna con Bambino e due angeli di Agostino di Duccio eccezionalmente prestato dal Louvre. E ancora il Cristo nel sepolcro di Marco Zoppo, la Madonna dell'Orchestra di Giovanni Boccati (concessi rispettivamente dal Museo di Pesaro e dalla Pinacoteca Nazionale dell'Umbria), la Pietà del Giambellino, e la Pala del Ghirlandaio, provenienti dai Musei riminesi, opera quest'ultima che idealmente conclude la parabola artistica legata ai Malatesta.

Marco Pasquali