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 Metamorfosi. Ovidio e le arti
Dal 23 giugno al 20 settembre 2026

Galleria Borghese
Roma

a cura di Francesca Cappelletti e Frits Sholten

Catalogo Allemandi

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Le metamorfosi delle metamorfosi

Il tema ovidiano, il luogo nel quale viene presentata e rappresentata la narrazione, attraverso l’esposizione alla Borghese, ci porta a pensare e a vivere il sacro valore della ‘bellezza’.
Ed è ruotando attorno al più che famoso gruppo scultoreo berniniano, quell’Apollo e Dafne che, al centro della sala, scandisce subito l’ordine delle cose, di quelle cose sapientemente raccontate ne ‘Le metamorfosi’ di ovidiana memoria.
Così nel ‘canto continuo’, come lo definisce lo stesso Ovidio, del racconto, la bellezza, anche se scomposta delle protagoniste, mette in azione il destino.

Infatti, attraverso il testo del Poeta romano (43 a.C. – 17 d.C.) si basa il pensiero fondamentale della rappresentazione della natura, ovvero il modo più antico di pensare la realtà. Da Aristotele in poi è tutta una mutazione, una trasformazione.
Tutto è ‘un’ e ‘in’ divenire. Da Omero alle antiche filosofie orientali, il Cosmo diviene Cielo e Terra. Quindi il mito, la mitologia che ci fa vivere la trasformazione di animali che si fanno costellazioni e sulla Terra, l’uomo-leone, la donna-bisonte.
È così che l’umano è anche altro pur essendo sempre al centro, nobiltà della creatura.
Tutto è metamorfosi, dall’invecchiamento al decadimento fisico e spirituale. La passione di Apollo, non corrisposta, provoca una corsa che fa muovere vesti, capelli e in un certo senso crea la bellezza aumentandone il desiderio. È lo stesso Ovidio, che immagina i dettagli di Apollo nella corsa perché, pur non vedendoli, gli appaiono belli.
Aumentata la bellezza di Dafne, pur di salvarsi preferisce perdere la propria figura. La trasformazione è repentina. Apollo sente il battere del cuore sotto la corteccia che ha trasformato il corpo di Dafne.
Bellezza e preghiera di fenomeni, divennero gli interessi degli illustratori del poema sia nei libri, sia nella Pittura.

Nella Metamorfosi c’è una tale ricchezza di racconti sull’innamorato non corrisposto, preso dalla passione che corre verso quel desiderio. Lo è anche per il ‘Ratto di Proserpina’, dove Plutone rapidissimamente la vede e la rapisce.
Gian Lorenzo Bernini, ancora protagonista, con le braccia alzate, la figura muliebre, cerca di fuggire da Platone.
Il percorso espositivo si apre con quel Caos e Creazione attraverso, tra le altre, opere di August Rodin e Costantin Brancusi. Significativa la tela di Loui Finson (1570/78 – 1617), ‘Caos o Allegoria dei quattro Elementi’, quattro corpi avvinghiati.
Nella sezione si indaga attraverso le trasformazioni che il poema ha conosciuto nel corso dei secoli, quindi manoscritti, traduzioni e reinterpretazioni.
‘Il mondo sotterraneo di Plutone’ apre la sezione attraverso il Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini e dipinti di Agostino Carracci e Rubens.
Trasformazione e metamorfosi, dalla parola all’immagine, attraverso la tessitura con arazzi e dipinti e con le opere di Tintoretto e ancora Rubens.
Tra le varie sezioni di questa accurata esposizione, importante è quella dedicata a ‘Leda e il Cigno’ con in primis l’opera del Correggio ‘Danae’.
Si continua poi con il mito di Pigmalione e con le vicende di Perseo e Medusa. Attraverso le opere di Rubens, Sebastiano Ricci, Antonio Tempesta e Rutilio Manetti, viene raccontata la metamorfosi strumento di distruzione e mezzo di salvezza.
‘Il potere dell’amore’ è l’ultima sezione con le opere di Tiziano, Poussin e gli arazzi tardomedievali su Narciso ed Eco dove il mito interpreta le emozioni dell’esperienza umana, per mezzo di desiderio, passione, perdita e contemplazione.

Nel passare da una sala all’altra, si sente l’aura di Ovidio, trasportati attraverso le opere, grandi opere, di immense personalità dell’Arte e ci si sente come facenti parte il macro cosmo della metamorfosi, e ci si arricchisce, senza dubbio trasformati.

Istruttiva visione per chi lo vorrà.

Paolo Cazzella
o della Joie de Vivre



 

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