ex-@rt magazine 
oltre l'arte
2005
Beni Culturali - Libri Saggistica
bordline contemporanea beni culturali




Aggregazioni terroristiche contemporanee.
Europee, Mediorientali e Nordafricane

di Vittorfranco Pisano e Alessio Piccirilli
Prefazione di Fabrizio William Luciolli

Roma, Adnkronos libri, 2005

XV, 190 p., 19 cm.

ISBN 88.7118.183.2

Prezzo euro 17.00


IL GIOCO SI FA DURO

Vittorfranco Pisano è uno specialista della materia: di lui già conoscevamo la sua Introduzione al terrorismo contemporaneo (1997) , ma questo è più di un aggiornamento. E’ un libro snello, sistematico e ben documentato, e l’impostazione pragmatica tutta anglosassone offre ai lettori uno strumento di pratica consultazione. Si veda al confronto il recente libro di Vittorio Gambino, Esiste davvero il terrorismo? (Fazi editore): ricco di analisi politiche, è inutilizzabile sul piano pratico proprio per l’impostazione idealistica tutta italiana. Qui invece si entra nel vivo: si definisce terrorismo una forma di conflittualità estranea al confronto democratico e alle regole del campo di battaglia disciplinato dal diritto internazionale di guerra. E’ caratterizzato da violenza criminale, da un movente politico e/o religioso e/o sociale e adotta strutture e dinamiche clandestine. Ecco dunque la differenza con la criminalità (che ha fini economici) e con tutte le forme di violenza politica - razionali o meno - ma palesi. Pisano è figlio degli anni ’60 e ben vede nel terrorismo una forma di lotta politica, non importa se ora legata al radicalismo religioso. Pisano non cita Clausewitz, ma comunque lo sottende: la guerra ha sempre un obiettivo politico. Il problema in parte nuovo è che alcune formazioni – come Al-Qaida - sono decisamente transnazionali, il loro raggio di azione e radicamento andando ben oltre i confini di uno stato. Tutte queste sembrano definizioni da poco, ma non è frequente trovarle espresse in modo sistematico. La seconda parte del libro comprende più di 60 schede di formazioni terroristiche, opera nella quale l’autore è stato affiancato dal giovane Alessio Piccirilli e, per strano che possa sembrare, sono state analizzate solo fonti open source, cioè pubblicamente accessibili. Le schede, sistematicamente divise per regione, comprendono almeno sette voci: 

  1. Nascita
  2. Ideologia e fini
  3. Raggio di azione geografica
  4. Struttura e aspetti organizzativi
  5. Modus operandi
  6. Fonti di supporto
  7. Prospettive

Nella variabile galassia delle sigle figurano quelle più rappresentative e tutti i gruppi vengono identificati anche con il loro nome in lingua originale. Ma niente è definitivo: il mondo del terrorismo è dinamico, pena la distruzione delle sue strutture. La lotta contro il terrorismo è invece ovunque dura e sistematica e non sempre – Europa a parte – rispettosa dei diritti civili. L’autore ritiene il terrorismo “sicuramente contenibile ma non debellabile” (p.XV). Questo perché, se da un lato prevalgono le costanti sulle variabili, resta difficile risolvere radicalmente i problemi da cui il terrorismo è stato inizialmente alimentato: Palestina docet. Questo non significa che intelligence e capacità operative non servano, anzi il maggior livello di sofisticazione e organizzazione di strutture ramificate come Al-Quaida richiede uomini ben preparati a combatterle. E’ piuttosto riconoscere ancora una volta il primato della politica. Se il terrorismo è una forma di guerra, la soluzione ultima non è militare ma politica.

Marco Pasquali